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Per una nuova giustizia: dalla separazione delle carriere al sorteggio

  • 20 feb
  • Tempo di lettura: 6 min

Articolo a cura di Luca Garrone

Revisionato da Matteo Biasetti

Introduzione

Tra poco più di un mese il corpo elettorale sarà chiamato a pronunciarsi su un quesito referendario tanto importante quanto tecnico. La discussione pubblica che lo accompagna risulta però segnata da semplificazioni e letture altamente politicizzate, nelle quali l'oggettività giuridica tende a essere subordinata a finalità di indirizzo puramente politico. La giustizia è da sempre un tema che si presta al dibattito pubblico e spesso l'utilizzo del Referendum risulta poco adeguato, vista l'alta complessità della materia. In particolare, di separazione delle carriere se ne parla ininterrottamente almeno dalla fine degli anni 80, e cioè da quando è stata realizzata nel nostro paese una imponente, e per quanto mi riguarda necessaria, riforma del processo penale. Infatti, nel nostro paese fino al 1989 vigeva un sistema inquisitorio, così chiamato perché derivante dal noto tribunale dell'inquisizione della Chiesa Cattolica, nel quale la prova si formava in un’istruttoria scritta e segreta, con un altissimo utilizzo della carcerazione preventiva. In questo processo il dibattimento aveva per lo più un ruolo cerimoniale, in quanto la prova si era già formata e il giudice era già venuto a conoscenza dei fatti. Inoltre, giudice e pubblico ministero sedevano dallo stesso lato nelle aule di giustizia, questo a rendere anche plasticamente visibile una loro vicinanza e una posizione di inferiorità dell'avvocato difensore. Il legislatore però, come detto, cambia idea e nel 1989 approva un nuovo Codice di Procedura Penale: il "Codice Vassalli", in onore dell'ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli, eroe della resistenza partigiana e grande giurista, che ricoprì il ruolo di guardasigilli dal 1987 al 1991, prima di diventare presidente della Corte Costituzionale. Questo nuovo codice adottava invece un modello accusatorio, tipico dei paesi anglosassoni, nel quale la prova si sarebbe dovuta formare nell'oralità del dibattimento di fronte ad un giudice terzo e imparziale. Questo importante cambiamento fu però soltanto apparente, in quanto la Corte Costituzionale smontò la riforma con diverse pronunce di incostituzionalità, in quanto non dobbiamo dimenticare che la nostra Costituzione repubblicana è stata redatta ed emanata basandosi su codici, peraltro alcuni ancora vigenti, realizzati durante il ventennio fascista, che per quanto concerne la procedura penale prevedevano un sistema marcatamente inquisitorio. Solo nel 1999 il legislatore decise di intervenire con una legge costituzionale che riformulò l'articolo 111 della Costituzione introducendo il concetto di "giusto processo", cioè un processo che si svolge nel contraddittorio tra le parti, in parità di condizioni e dinnanzi ad un giudice terzo ed imparziale, peccato che tale terzietà ed imparzialità siano rimaste un concetto, in quanto non è seguita alcuna riforma.

La riforma

Per anni si è parlato, a destra come a sinistra, di riforma della giustizia e di separazione delle carriere, con le più disparate formule: dalla costituzione di commissioni bicamerali, ottime per affossare il provvedimento apparentemente voluto, fino a vari disegni di legge e referendum, in ultimo quello proposto dalla Lega e dal partito Radicale nell'estate del 2022. Il governo Meloni ha sin dall'inizio messo al centro della propria agenda governativa questo provvedimento, incaricando il ministro della Giustizia Nordio di realizzare tale riforma. In un primo momento si è tentato di trovare una convergenza con le opposizioni, ma tale tentativo è fallito e alla fine il provvedimento è stato votato solo da una parte dell'ormai defunto Terzo Polo e da qualche esponente del Partito Democratico, in dissenso rispetto alla linea di partito. L'iter parlamentare aggravato, così come regolato dall'articolo 138 della Costituzione, si è concluso nel novembre del 2025 e il Consiglio dei ministri, non senza patemi, ha fissato la data del referendum per il 22 e 23 marzo. Questa riforma è volgarmente conosciuta, come detto, come "Riforma della separazione delle Carriere", ma in realtà vi è molto di più di questo: oltre alla separazione delle carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti, è prevista la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, con la creazione di due diversi consigli e l'introduzione del sorteggio e la creazione di un'alta Corte disciplinare per i magistrati.

Per quanto concerne la separazione delle carriere dei magistrati, la riforma prevede l'istituzione di due distinti concorsi per accedere al ruolo, viste anche le diverse competenze richieste a pubblici ministeri e giudici, e l'istituzione di due distinti consigli superiori per evitare che le due figure possano controllarsi e giudicarsi a vicenda, il tutto mantenendo comunque l'indipendenza della magistratura rispetto a tutti gli altri poteri, anche e soprattutto quello esecutivo. Infatti, l'articolo 104 riformulato recita: "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente. Il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante e il Consiglio Superiore della Magistratura requirente sono presieduti dal Presidente della Repubblica". I critici sostengono che de facto tale separazione già esiste in quanto la riforma Cartabia nel 2022 (d.lgs. 149/150 del 2022) ha introdotto delle limitazioni ai passaggi di carriera tra magistratura inquirente e giudicante talmente stringenti da far sì che soltanto l'1% dei magistrati lo abbia poi effettivamente realizzato. Inoltre, affermano che con questa separazione il pubblico ministero avrebbe paradossalmente ancora più potere e verrebbe ancora maggiormente accostato alla polizia giudiziaria, organo di polizia di cui il PM già oggi dispone per compiere le indagini. I favorevoli sostengono invece che a questo punto sia utile costituzionalizzare il principio della separazione già di fatto realizzato dalla Riforma Cartabia, visto che attualmente è regolato con una legge ordinaria tranquillamente modificabile con una legge posteriore per il criterio cronologico, ma soprattutto che sia fondamentale la costituzione di due distinti CSM per evitare che due figure, che dovrebbero essere imparziali e terze, siedano nello stesso organo e si giudichino e promuovano a vicenda.

Altro punto con forza sostenuto dagli autori della riforma è il sorteggio dei membri del CSM, che avrebbe come obiettivo quello di disarcionare il potere delle correnti. Le correnti sono delle sorte di "partiti" esistenti all'interno della magistratura. Hanno una vera e propria struttura partitica con un leader e una collocazione politica. Le principali sono "Area", di centro-sinistra, Magistratura Democratica, di sinistra, Magistratura Indipendente, di centro-destra, e Uni-Cost, di centro. I sostenitori della riforma ritengono che il sorteggio garantirebbe comunque una rappresentanza dei cosiddetti "membri togati" all'interno dei CSM; questi membri sarebbero persone qualificate, in quanto persone che hanno superato uno dei concorsi pubblici più tosti della nostra repubblica e in quanto persone che normalmente detengono un potere enorme che esercitano nei confronti della collettività, che può culminare nel potere di privare i cittadini della propria libertà personale, con pene importanti fino all'ergastolo. D’altro canto, i sostenitori del No ritengono che invece il sorteggio indebolirebbe il potere dei magistrati nell'organo di controllo aumentando piuttosto quello della politica, visto che il sorteggio dei membri "Laici" è solo parziale in quanto essi verrebbero estratti da un elenco stilato e votato dal parlamento, mentre oggi vengono direttamente votati dalle camere riunite con quorum rafforzati.

Infine, la riforma prevede l'istituzione di un’"Alta Corte" di giustizia che avrebbe il compito di svolgere la giurisdizione disciplinare nei riguardi dei magistrati, sia essi giudicanti sia essi requirenti. Tale organo sarebbe composto da quindici giudici, tre dei quali nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio della professione e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti aventi i medesimi requisiti che il parlamento, entro sei mesi dall'insediamento, compila mediante elezione. Completerebbero la composizione sei magistrati giudicanti e tre requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie. Quanto appena descritto è inserito nel nuovo articolo 105 della Costituzione. Dunque, il potere disciplinare nei confronti dei magistrati verrebbe sottratto al CSM, che attualmente ha una sezione appositamente dedicata al tema, e assegnato a questa Alta Corte per provare a risolvere i vari problemi di funzionamento oggettivamente presenti nel sistema attuale. Infatti, tale sezione, secondo i sostenitori del Sì, si è sempre e solo occupata di casi marginali e mai di quelli derivanti dalla degenerazione delle correnti, essendo che i "controllori" sono loro stessi frutto di tale degenerazione. I sostenitori della riforma portano in dote alla loro tesi varie argomentazioni: dalle valutazioni dell'operato dei magistrati, positive per oltre il 99%, dato ambiguo se paragonato già solo al dato delle ingiuste detenzioni, sino allo "Scandalo Palamara", uno dei più grandi scandali che ha colpito la magistratura italiana nella persona di Luca Palamara, già membro del CSM e capo dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM). I sostenitori del No affermano invece che questa alta corte rappresenta una perversione del sistema sin qui descritto, in quanto se davvero i promotori volessero una separazione totale, perché realizzare un’Alta Corte per giudicare sia magistrati inquirenti che giudicanti?

Conclusione

Dunque, questa riforma è sicuramente complessa, tecnica e divisiva, e i cittadini sono chiamati ad un compito non facile, dovendo sopperire all'incapacità della politica di trovare un accordo su un tema così importante e cruciale esprimendosi su questa materia. In conclusione, per quanto io possa essere favorevole a questa riforma, di fondamentale importanza è l’esercizio del diritto di voto dei cittadini, perché oltre ad essere un diritto è anche un dovere che tiene in piedi la Repubblica.


Bibliografia




Libro “Per una nuova giustizia” di Carlo Nordio

 
 
 

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